domenica, Febbraio 25, 2024
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Caso Salis, scontro sui domiciliari. L’informativa di Tajani al Senato: ““L’ambasciata italiana in Ungheria non è un posto sicuro per la detenzione”

Il ministro degli Esteri: “Paradossale chi chiede di far pressione su Budapest per influenzare i giudici”

Sugli arresti domiciliari per Ilaria Salis – come, dove e quando scontarli – è ancora scontro. Con la famiglia e i legali italiani dell’antifascista monzese di 39 anni reclusa da un anno nel carcere di massima sicurezza di Bucarest a volerli in Italia e il ministro degli Esteri Antonio Tajani che anche oggi nell’informativa al Senato sul caso della detenuta ritratta in manette e guinzaglio dice: «L’unica per noi percorribile, per un reato commesso in uno Stato membro dell’Unione europea, è quella delle regole. E le regole europee prevedono che per chiedere gli arresti domiciliari in Italia, devi prima chiederli e ottenerli nel Paese che esercita la giurisdizione». «A chi grida “Riportate Ilaria in Italia!”, chiederei a quale soluzione stia pensando. Siamo pronti ad accettare suggerimenti», argomenta Tajani. Che poi attacca le opposizioni: «È paradossale che chi si erge ogni giorno a difensore dell’autonomia della magistratura chieda ora a noi di fare pressioni affinché il governo ungherese influenzi le determinazioni dei giudici. Un cortocircuito che alimenta tensioni e polemiche, ma che non fa il bene della signora Salis».


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