domenica, Febbraio 25, 2024
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Sante Carollo, l’altra maglia nera

Nel Giro d’Italia del 1949 ci fu la più grande lotta per la maglia nera. Luigi Malabrocca cercò in tutti i modi di strapparla al vicentino (nato un secolo fa oggi) ma non ci riuscì: il corridore della Wilier Triestina andava troppo piano. 

Nel maggio del 1949, a pochi giorni dalla partenza del 32esimo Giro d’Italia, Fiorenzo Magni, vincitore tra molte polemiche l’anno prima – le spinte sulle Dolomiti, il ritiro polemico della Bianchi di Coppi, la contestazione antifascista o filo-coppiana all’arrivo al Vigorelli –, è costretto a dare forfait causa influenza dell’ultim’ora. Giovanni Zandonà, il direttore sportivo della Wilier Triestina, rimpiazza in tutta fretta il proprio capitano e compone così il sestetto dei suoi rossi-alabardati: insieme a Tino Ausenda, Giulio Bresci, Giordano Cottur, Luciano Maggini e Alfredo Martini correrà un carneade che risponde al nome di Sante Carollo. Anzi, forse lui a quel nome non risponderebbe neppure dal momento che lo hanno registrato con il cognome sbagliato. Si chiama Càrolo, con l’accento sulla a, e non Carollo. Ma, grazie a quella partecipazione fuori programma e suo malgrado, si ritaglierà un singolare posto nella storia del Giro d’Italia.


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